I critici scrivono
Emidio Sciamanna (2025)
Commento alla mostra antologica "Un lungo sogno"
La mostra antologica di Elio Pastore a Casa Aschieri di Bussoleno rappresenta un faro di creatività e innovazione, grazie alla sua capacità di fondere il passato con il presente, di unire la bellezza naturale dei frattali con l'eleganza senza tempo dei ritratti del Novecento. È semplicemente la magia di un artista che, attraverso trent'anni di carriera, ha saputo reinventarsi e sorprendere.(...) Un viaggio artistico che si snoda attraverso le stanze di Casa Aschieri, ognuna dedicata a un momento specifico del percorso creativo dell'artista giavenese. Con il suo approccio innovativo ha saputo catturare l'attenzione del pubblico, presentando opere che spaziano dai ritratti di donne del Novecento, ispirati al Liberty e alla Belle Epoque, fino ai frattali.
(...) I frattali di Elio Pastore rappresentano un dialogo tra natura e tecnologia. Elementi come i fiocchi di neve o i profili delle coste diventano protagonisti di opere d'arte che sfidano la percezione tradizionale. Al secondo piano di Casa Aschieri queste opere si affiancano a quadri di arte neofigurativa, creando un contrasto affascinante tra l'organico e il digitale. Luca Germena, amico e presentatore dell'artista, ha sottolineato il grande cuore di Pastore, un aspetto che si riflette nelle sue opere.
La capacità di Pastore di infondere emozione e umanità in ogni quadro è ciò che rende la sua arte così coinvolgente e accessibile.
Al piano terreno, i visitatori possono ammirare i ritratti di donne del Novecento, un omaggio alla bellezza e all'eleganza di un'epoca passata. Queste opere, ispirate al Liberty e alla Belle Époque, evocano un senso di nostalgia e raffinatezza, trasportando lo spettatore in un viaggio nel tempo.
Infine la serie "Moving people", esposta al primo piano, aggiunge un ulteriore strato di complessità alla mostra.
Fabio Otta (2024)
Co-curatore della mostra "Donna, mistero senza fine bello"
(...) Attraverso le sue opere l’Artista si sofferma su un modello di donna libera e forte che conosce ogni singolo aspetto del mondo in cui vive e sa come adattarlo alle proprie esigenze. Una sicurezza che non è mai ostentata ma che traspare semplicemente dai tratti dei volti e dalle posture rilassate dei corpi, lungo un percorso che è un autentico e commosso omaggio alla Storia dell’Arte dell’Ottocento e del primo Novecento: dai Preraffaelliti inglesi alla pittura romantica francese, dai Macchiaioli toscani ai grandi Maestri dell’Impressionismo, fino a riecheggiare le atmosfere diafane e soffuse del Liberty e quell’indefinita aura malinconica di pensierosa attesa che sembra pervadere il periodo compreso tra le due guerre mondiali. Cimentandosi sapientemente con varie tecniche figurative, Pastore fornisce un’ulteriore prova della sua versatilità artistica, andando a delineare delle immagini di donne determinate, che non intendono sostituirsi agli uomini né tanto meno vivere in funzione di essi, bensì rivendicare con orgoglio il proprio posto nel mondo, frutto esclusivo di una loro libera scelta.
Afrodite Oikonomidou (2019)
Curatrice della mostra "Moving People"
Questo progetto pittorico di Elio Pastore nasce e si sviluppa intorno al motivo principale della perdita di personalità del singolo individuo nel vortice frenetico della quotidianità. Le figure e i volti, dipinti con tratti veloci e spesso abbozzati senza connotati precisi, creano un racconto che rispecchia la condizione umana nelle nostre megalopoli. L’occhio attento e sensibile di Pastore elabora situazioni tipiche della nostra vita di ogni giorno e restituisce con enfasi personaggi quasi ridotti a un’entità eterea, che può essere percepita nello stesso tempo come frivola o inquietante. I dipinti diventano così una sorta di narrazione utopica nella quale la presenza umana, preda dei movimenti di massa sempre più indistinti e dispersivi, si perde sino a diventare assenza. Solo saltuariamente si coglie, qua e là, qualche individualità che sopravvive a fatica come un segno di residua speranza. Ma in fondo, l’elemento predominante nelle opere esposte è la presa di coscienza dell’artista che, attraverso colori forti elaborati con maestria, ci trasmette il suo pensiero critico, i suoi dubbi, le sue aspettative da un mondo che cambia inarrestabilmente.
Andrea Speziali (2019)
Dal testo critico pubblicato sul catalogo "Sguardi. Il Novecento rivisitato nel segno di Elio Pastore", Capire edizioni
Un percorso sul filo dell'illusione
Di Elio Pastore molti critici hanno scritto in più occasioni, ponendo l’accento su specifici aspetti della sua arte ma soprattutto evidenziandone di volta in volta il variegato percorso: fotografia,grafica, elaborazioni elettroniche e infine arte tradizionale. Soffermandosi poi a rimarcare il suo carattere di valente artista poliedrico e gli aspetti di singolarità della sua arte, così come testimoniati dai cambiamenti di medium e di approcci.
Eppure, pur nell’apparente diversità e discontinuità di percorso, nei suoi lavori c’è un fil rouge nettissimo che ci relaziona con l’illusorietà e la transitorietà del vivere. Le opere di Pastore sono tutte testimonianza e riflessione di una poetica dell’illusione che, nel corso degli anni, è venuta maturando e articolandosi in declinazioni diverse.
Illusione ottica. Illusione percettiva. Illusione temporale. Illusioni all’interno delle quali Pastore ci trascina con strumenti diversi.
A volte ricreando mondi onirici, altre volte consentendo all’occhio di perdersi e alla mente di vagare libera. Altre volte ancora facendoci catturare dal malinconico sguardo di una Signora dei primi del ‘900 che sembra volerci sussurrare un segreto e ci fa desiderare di avvicinarci per cogliere meglio le sue parole.
Perché se lo sguardo ci cattura, l’illusione di avere colmato la distanza spazio-tempo ci fa entrare in una dimensione a se stante.
In questo dialogo percettivo che Pastore riesce a tessere conl’osservatore sta racchiusa l’essenza della sua opera.
Marilina Di Cataldo (2018)
Curatrice delle mostre "Moving People"
Le presenze umane che Elio Stefano Pastore dipinge in queste opere sono colte in situazioni quotidiane, mentre si muovono in normali spazi urbani.
Bacon sosteneva che, se metti in un quadro più di una persona, crei un racconto anche se non lo vuoi. E le figure di Pastore, in effetti, stanno insieme creando un racconto. Ma quale storia narrano? Sono storie di persone che si spostano, che vanno da qualche parte, che ritornano, che si cercano o che si lasciano, e chissà che altro ancora. Queste opere (realizzate con dipinti digitali e tecniche miste) sono create con tratti veloci e pennellate rapide e i personaggi sono abbozzati, spesso non finiti, con i visi non precisati, con i loro mondi e i loro pensieri taciuti, fermati in luoghi indistinti, ma restituiti con enfasi. Sono narrazioni eterogenee di percorsi dinamici, costruttivi, in cui le forme indefinite fanno sì che tutto sia importante e non importante allo stesso tempo, che gli elementi e i colori si mescolino cosicchè tutte le informazioni, quelle essenziali ma anche quelle non necessarie e superflue abbiano una loro dignità, che spetta all’osservatore individuare e fare proprie.
Altri testi critici (cliccare per aprire i testi)
Paola Simona Tesio (2017)
Curatrice della mostra "Sguardi dal Novecento". Articolo pubblicato sulla rivista 'Art&Art" (gennaio 2017)
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Marilina Di Cataldo (2014)
Curatrice della mostra "Percezioni sospese"
Arte figurativa, neofigurativa, frattale. Una buona parte dell'opera artistica di Elio Pastore si può suddividere in queste tre “categorie”. Arte figurativa: opere in cui il soggetto rappresenta qualcosa di reale. Neofigurativa: opere in cui esiste qualche dato reale, che viene inserito in una dimensione completamente astratta e spesso surreale ed onirica. Arte frattale: il reale è sottintenso dal frattale, una figura geometrica in cui un motivo identico si ripete su scala continuamente ridotta fino all'infinito e il resto è immaginazione, alchimia, poesia. Tre categorie il cui denominatore comune è l'uso di un computer. Qualche volta con inserzioni pittoriche: pennelli veri che vanno ad innestarsi in un'immagine creata su uno schermo.
Il computer è, dunque, per Elio Pastore un mezzo come un altro per fare arte, come l'olio e l'acquarello sulla tela o lo scalpello sul marmo, perché l'artista ha dentro di sé quello che vuole creare e il mezzo per arrivarci è, in ultima analisi, secondario. Tutti noi, ciascuno alla propria maniera, apprezziamo la bellezza e che questa arrivi attraverso una matita, una sgorbia o un tasto, poco importa. Ciò che importa è che le arti risultino un efficace strumento di osservazione anche della contemporaneità, e che con questa contemporaneità l'artista si cimenti e si rapporti in modo da creare inattese prospettive sulla visione del mondo. Questo fa, con le sue opere, Elio Pastore: induce a considerare istintivamente “belle” forme ripetitive, fantasiose architetture naturali, immaginari mondi senza tempo, senza bisogno di ulteriori chiarimenti e specificazioni. E questo, in fondo, è il compito dell'arte.
Guido Folco (2009)
Testo critico pubblicato sul mensile 'Italia Arte"
L'artista sperimenta i nuovi strumenti dell'arte con la consapevolezza di creare inevitabilmente un linguaggio nuovo, quindi assolutamente libero da schemi preconcetti e da correnti del passato o del presente. L'arte di Elio pastore è quindi espressività del futuro perché realizzata a colpi di pixel e non di pennello, grazie alla computer grafica e all'utilizzo di nuove metodologie di stampa su supporti inusuali.
Il merito maggiore di Pastore, oltre all'abilità tecnica e alla fantasia, è l'aver trovato una coerenza profonda tra rappresentazione e mezzo di comunicazione, riuscendo a valicare i confini del noto per addentrarsi, moderno Ulisse, in terre ancora sconosciute. I soggetti delle sue opere risentono di tale impostazione mentale e creativa, vagando libere in uno spazio indefinito che assume la valenza di metafora della conoscenza dell'uomo e dell'uomo contemporaneo alla ricerca di se stesso.
"Spirito di bellezza", "Fuga dalle tenebre", "La danza delle comete", alcuni titoli delle sue ultime opere, fanno parte di un immaginario collettivo fra universi fantasy, illusionismo magico, idealismo estetico e raccontano il desiderio di purezza e di armonia cosmica, così necessario all'umanità di oggi. Pastore dialoga con una e tante nuove realtà, rese possibili dalla tecnologia e, quindi, dall'intelligenza e dalla scienza dell'uomo. In questa terza dimensione dell'arte e del pensiero l'artista trova lo spirito che mosse gli antichi a indagare nuove formule dell'espressione, aprendo una finestra su mondi inesplorati.
Anna Soricaro (2008)
Curatrice della mostra "Cosmogonìe digitali"
Muovendosi in una direzione artisticamente nuova, aspirando ad analizzare i fenomeni percettivi, Elio Pastore individua una scienza dell'arte singolare e geniale.
(...) L'innovazione apportata da Pastore sta anche nei materiali: il computer e l'alluminio sono rispettivamente il mezzo e uno dei supporti, senza abbandonare la 'vecchia' tela e la 'consueta' intrusione pittorica; pertanto, in un iter nuovo nell'approccio con l'osservatore, l'idea è il volano dell'artisticità.
"Opere allargate" definirei quelle di Pastore, perché la definizione di ogni lavoro viene ultimata e determinata dalla percezione di chi guarda e solo così la forma si definisce.
(...) Reinventando la grafica moderna Elio Pastore si distingue nel binomio tecnica - qualità, poiché introduce rinnovamento nella formulazione artistica ed eleva l'opera d'arte ad un pregiato oggetto morbido nelle sfumature del grigio e luminoso nei toni chiari. Mi pare di correre indietro con la memoria a riprendere le antiche puntesecche dalla cui incisione scaturivano barbe che rendevano la grafica dell'ottocento morbida, elegante e raffinata, senza eguali: partendo dalla soluzione grafica trascorsa, Elio Pastore compie un'ascesa smisurata, altamente evolutiva nell'unicità che ogni incisione laser detiene.
(...) L'arte è sempre figlia dei suoi tempi e a seconda di chi vive e racconta il suo tempo si crea una storia diversa, sensibilizzata e rara. La sperimentazione del computer in campo artistico inizia sul finire degli anni Sessanta trovando posto nella computer grafica, ma alla grande evoluzione si assiste nel Novecento, con la diffusione di programmi che hanno emesso i mixed media, la contaminazione tra pittura, fotografia, cinema, video.
Ritengo fermamente che Elio Pastore abbia determinato un ulteriore passo avanti nel ventunesimo secolo introducendo un'arte dinamica e atipica, proprio perché non estrapolata da nessun contesto ed eseguita secondo l'idea posta direttamente al computer identificando un movimento musicale e matematico insieme, sviluppando un flusso ritmico che comprende anche il tempo.
Roberto Margara - Artitalia - Guida all'investimento artistico (2009)
Scheda di presentazione dell'Artista
La pittura digitale diventa il medium privilegiato per dare supporto alle regole del caos, cui è sottoposta l'esistenza. Come un moderno simbolista, analizza i fenomeni percettivi, in un clima visionario che trae linfa vitale dagli antichi miti e dal fantasy, attualizzando l'arte del passato con le nuove tecnologie, plasmando nuove realtà dimensionali. Arte come galassia di forme in continua metamorfosi, finestra su mondi indecifrabili, visione di connessioni cellulari; concepita per testimoniare la correlazione fra l'infinitamente piccolo e l'infinitamente grande.
Elisa Bergamino (2005)
L'arte 'virtuale' che nasce dallo schermo di un computer, con la manipolazione di programmi e immagini, altro non è che l'espressione contemporanea, probabilmente futura, della nuova artigianalità del pittore.
(...) In Elio Pastore, però, la digital art è anche strumento per definire l'originalità del proprio universo fantastico, per raccontare favole che nascondono, dietro alla facciata della storia, simboli e metafore, insegnamenti e valori universali. Come in un racconto, in una parabola, dal particolare si definisce l'universale e viceversa: questa è anche la struttura dell'arte cosiddetta 'frattale', sempre diversa nella struttura, unica e irripetibile, seppur infinitamente reiterata come nella moltitudine dei fiocchi di neve, dell'ammasso cosmico delle galassie, della formazione e dissoluzione casuale delle nuvole.
(...) Pur mantenendo in nuce, in ogni sua opera, un che di figurativo, un rimando alla realtà, l'aspetto più maturo della personalità di Pastore è la contaminazione fra generi, una sorta di globalizzazione creativa dove l'unicità si sposa all'universalità. Dalla fotografia, alla pittura tradizionale, dal disegno all'arte virtuale, dalle elaborazioni elettroniche alle sperimentazioni tradizionali, Pastore ha saputo trovare un punto di equilibrio su cui far ruotare i suoi pensieri, dando origine a mondi surreali e onirici, ma anche perfettamente reali perché scaturiti da un autentico amore per l'arte e per il bello (...)
Roberto Roda (2007)
Commento all'opera "Remembering Patagonia", dal catalogo della mostra "Eredità del simbolismo - Mitologie, etnografie, esoterismi" (GAM Cento, maggio 2007), Editoriale Sometti, Mantova 2007
Cosa succede se Lara Croft, eroina dei videogiochi che deve le sue procaci forme alla grafica tridimensionale digitale, viene chiamata ad interpretare le dee della montagna, le figlie dei ghiacci e delle nevi immaginate dai Simbolisti? Cosa succede se Lara si spoglia delle sue tutine, abbandona le sue rivoltelle e si sostituisce alla Terra dormiente immaginata agli inizi del Novecento da Evelyn de Morgan (1855-1919) o alle Foschìe delle montagne rese in procaci forme verso il 1912 da Herbert Draper (1864-1920), oppure si assiede fra le nevi d'alta quota come la protagonista di un celebre dipinto di Edward Robert Hughes (1849-1914)? Questo deve aver pensato il piemontese Elio Stefano Pastore, fotografo-pittore digitale aduso a riconsiderare l'arte del passato attraverso il computer.
In tranquilla contemplazione di un gelido paesaggio patagonico, la sedicente Lara si lascia a sua volta contemplare e concupire dai nostri occhi moderni.
Se siamo alla ricerca di una prova che il Simbolismo e più in generale l'arte fantastica dell'Ottocento ha alimentato i sogni dell'attuale illustrazione pulp e fantasy, Pastore ce la fornisce. Davanti agli occhi della nuda fanciulla tranquillamente seduta sul ghiaccio, non scivolano solo i ricordi simbolisti, ma anche quelli di tanti maestri dell'illustrazione anglosassone e americana capaci di far sognare esotiche avventure a intere generazioni di lettori del Novecento, proprio rifacendosi alla lezione del simbolismo liberty: da Maxfield Parrish ad Alex Raymond, da Frank Frazetta a Barry Windsor-Smith.
Micaela Savant Aleina (2006)
Curatrice della mostra "Il fuoco di Prometeo"
L'arte di Elio Pastore scaturisce da un'insoddisfazione, dall'esigenza di avvicinare la realtà visiva ad una realtà ideale. E' lo scarto evidente e marcato che si avverte tra ideale e reale, a spingerlo ad esplorare tecniche di realizzazione in cui l'ausilio del computer è indispensabile.
I soggetti trattati sconfinano nell'arte classica, nella ricerca spirituale, nel travaglio esistenziale e si rivestono di una luce nuova, rielaborata, una luce che l'artista trae dalla sua tormentata ricerca di tecniche e di soluzioni. Ad un occhio esterno quella luce assomiglia ad un bagliore e produce l'effetto di sollecitare domande e risposte, le quali trovano una sede solo nell'intimità della natura e dell'uomo.



